DECRETO 12 ottobre 2022, n. 205

Type Decreto
Publication 2022-10-12
Ultimo aggiornamento 2023-01-10
State In force
Source Normattiva
articles 11
Reform history JSON API

Allegato 3 (articolo 3, comma 4) CONTENUTI DEL PROGETTO E MODALITA' DI GESTIONE DELL'INVASO. A) QUADRO CONOSCITIVO - CARATTERIZZAZIONE DEL BACINO IDROGRAFICO SOTTESO, DELL'INVASO E DEI CORPI IDRICI DI VALLE INTERESSATI Le seguenti informazioni sono richieste al fine di una caratterizzazione che fornisca un quadro generale utile alla predisposizione del Progetto, che sia coerente con il Piano di gestione delle acque del distretto idrografico di appartenenza di cui alla direttiva 2000/60/CE che costituisce il quadro per l'azione comunitaria in materia di acque. Le informazioni devono essere corredate da elaborati grafici e cartografia tematica in scala adeguata e formato digitale e sono finalizzate a fornire gli elementi da considerare per la valutazione socio-economica e ambientale del Progetto ai sensi della lettera b) del presente allegato. a.1. Caratterizzazione del bacino idrografico direttamente sotteso e dei bacini allacciati afferenti all'invaso. - corografia generale del bacino idrografico d'interesse e degli eventuali bacini idrografici allacciati all'invaso; - presenza di invasi a monte, anche allacciati, e descrizione delle possibili interazioni reciproche; - dissesti di versante aventi rilievo per le finalita' del Progetto di gestione; - indicazioni delle aree protette di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394 e dei siti della rete Natura 2000 di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357; - indicazioni delle pressioni che insistono sul bacino ai sensi della direttiva 2000/60/CE, con riferimento a quanto riportato nel Piano di tutela delle acque e nel Piano di gestione del distretto idrografico di appartenenza che possono influenzare la qualita' dell'acqua e dei sedimenti; - produzione solida annua del bacino in base ai rilievi batimetrici dell'invaso, interpretati tramite una caratterizzazione geologica, geomorfologica e di uso del suolo del bacino idrografico sotteso dallo sbarramento; - stima delle concentrazioni caratterizzanti il regime del trasporto solido in sospensione e sua stagionalita' soprattutto per gli invasi soggetti a frequenti manovre (i.e. almeno una manovra ogni 5 anni); descrizione dei fenomeni caratterizzanti il trasporto al fondo in particolare per i bacini ad elevata produttivita' del sedimento grossolano; - regime idrologico allo sbarramento: ○ portata di progetto e/o portata di progetto rivalutata; ○ serie storica dei volumi derivati e dei volumi invasati a passo giornaliero. Nell'interpretazione dei dati idrologici e idraulici si tiene conto dell'eventuale influenza degli impianti di ritenuta a monte, ovvero delle utilizzazioni delle acque che modificano il regime idrologico/idraulico nei corpi idrici interessati. a.2. Caratterizzazione dell'invaso, degli organi di scarico e derivazione. Descrizione, anagrafica e localizzazione geografica dello sbarramento e dell'invaso, corredata di elaborati in formato digitale per i dati grezzi acquisiti: - denominazione dello sbarramento; - ubicazione: provincia, comune e riferimento toponomastica/localita'; - schema complessivo dell'impianto di cui il bacino e' parte funzionale; - accessi alla diga; - georeferenziazione del punto centrale dello sbarramento; - riferimenti (nominativo, recapito, sede legale ecc..) del concessionario e del gestore se diverso; - nome del corso d'acqua sbarrato; - tipologia e caratteristiche dello sbarramento; - quote di minima e massima regolazione; planimetria, caratteristiche geometriche e sezioni della diga, delle opere di scarico e schema della derivazione; - planimetria dell'invaso alla quota di massima regolazione; - volume di invaso, volume utile di regolazione e volume morto di progetto; - capacita' utile sostenibile se determinata; - curve quote/volumi di progetto dell'invaso; - caratteristiche geometriche dell'invaso: area, lunghezza e larghezza dello specchio liquido, perimetro spondale alla quota di massima regolazione e caratteristiche geometriche e di funzionamento delle opere di scarico e di derivazione; - dati relativi alla concessione di derivazione (utilizzo, portate derivate, scadenza della concessione, impianti alimentati). a.3. Caratterizzazione dei sedimenti nell'invaso, del grado di interrimento e delle acque invasate. Rilievi batimetrici dell'invaso e relativa analisi quali-quantitativa dei sedimenti fornendo gli elaborati in formato digitale. Gli elaborati devono contenere i seguenti dati: - data di effettuazione dei rilievi; - condizioni di riferimento; - modalita' di esecuzione (strumentazione usata, metodi di post processamento dei dati di campagna usati e incertezza misure); - tipo e scala di restituzione degli elaborati ottenuti dal rilevamento; - traccia della navigazione con indicazione punti di misura (per rilievo batimetrico) esplicitati nel sistema di riferimento utilizzato; - carta delle isoipse del fondale (carta batimetrica); - carta di confronto con precedenti batimetrie (se esistenti), con evidenziate le aree di deposito e di erosione; - DTM (Digital Terrain Model) dell'area rilevata; - localizzazione planimetrica dei punti di prelievo dei campioni di sedimento (con riferimento alla posizione rispetto alla diga, in particolare per il rilevamento sedimentologico ed in termini di profondita'); - caratterizzazione chimica, fisica (granulometrica) e ecotossicologica dei sedimenti, secondo quanto previsto dall'Allegato 5 (in assenza di specifiche tecniche da parte della regione, ai sensi dell'articolo 6, comma 3); - descrizione delle pregresse attivita' operative di gestione dell'invaso; - indicazioni sullo stato ecologico e chimico dell'invaso secondo il Piano di gestione del distretto idrografico, se disponibile. Qualora il corpo idrico non sia oggetto di monitoraggio come corpo idrico lacustre, e' richiesta la caratterizzazione chimico-fisica e biologica (phytoplancton1 ) della colonna d'acqua, nonche' la ricerca di sostanze specifiche sulla base delle pressioni attuali o pregresse localizzate nei corpi idrici a monte dell'invaso, in coerenza con quanto previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; - elenco delle specie ittiche presenti nell'invaso. Al fine di caratterizzare il grado di interrimento dell'invaso devono essere indicati/allegati: - il volume di materiale solido sedimentato nel serbatoio, il volume di invaso ed il volume utile di regolazione al momento della redazione del Progetto, confrontati con quelli originari e con precedenti rilievi, nonche' il volume medio di materiale solido che sedimenta in un anno nel serbatoio ed andamento nel corso del suo esercizio; - le planimetrie e relative sezioni basate su rilievi idonei a definire la morfometria del fondo dell'invaso; - la valutazione dello stato di interrimento in prossimita' degli organi di scarico profondi, di derivazione e del paramento di monte della diga corredato di sezioni trasversali e longitudinali riportanti anche il profilo geometrico degli imbocchi in scala adeguata. _ 1 Nel caso in cui il tempo di ricambio delle acque dell'invaso sia compatibile con l'instaurarsi di una comunita' fitoplanctonica a.4 Caratterizzazione dei corpi idrici a valle. Al fine di una corretta impostazione del monitoraggio e di una rappresentativa valutazione, anche nell'eventualita' di rilasciare o riutilizzare il sedimento a scopo di riqualificazione dei corpi idrici a valle, e' necessario procedere alla segmentazione dei corpi idrici fluviali a valle della diga e inclusi nell'area di interesse, in tratti idromorfologici omogenei2 , recuperando i dati eventualmente disponibili presso regioni ed Agenzie di protezione ambientale (ARPA) sull'applicazione dell'indice di qualita' morfologica IQM. La caratterizzazione riguarda i corpi idrici potenzialmente impattati dalle operazioni di movimentazione sedimenti e/o dalla discontinuita' di trasporto solido generata dall'invaso, che ricadono nella cosiddetta "area di influenza"3 , definita come l'area costituita dall'invaso e dai corpi idrici a valle interessati dalle operazioni. - nomi dei corpi idrici a valle; - regime idrologico, portate medie mensili, nonche' minime e massime annuali; - indicazioni delle portate di deflusso ecologico; - stima delle concentrazioni caratterizzanti il regime del trasporto solido in sospensione e sua stagionalita' soprattutto per gli invasi soggetti a frequenti manovre (i.e. almeno una manovra ogni 5 anni); descrizione dei fenomeni caratterizzanti il trasporto al fondo in particolare per i bacini ad elevata produttivita' del sedimento grossolano; - portata massima transitabile a valle ai sensi della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 luglio 2014, recante "Indirizzi operativi inerenti all'attivita' di protezione civile nell'ambito dei bacini in cui siano presenti grandi dighe"; - presenza di altri invasi a valle e individuazione delle possibili interazioni; - caratterizzazione geomorfologica del corridoio fluviale (identificazione alveo e sua morfologia, etc.) e delle sue variazioni recenti indotte dalle pressioni antropiche4 ); - caratterizzazione generale del sedimento (granulometrica, litologica e qualitativa); - indicazione dello stato ecologico e chimico dei corpi idrici come risultante dal Piano di gestione del distretto idrografico, se disponibile. Qualora il corso d'acqua non sia inserito quale corpo idrico nel Piano, e' richiesta la caratterizzazione chimico-fisica e biologica (macrobenthos) delle acque in un sito idoneo a valle dell'invaso, nonche' la ricerca di sostanze specifiche sulla base delle pressioni attuali o pregresse localizzate nei corpi idrici a monte dell'invaso, in coerenza con quanto previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; - indice di qualita' morfologica del/dei corpi idrici come risultante dal Piano di gestione del distretto idrografico o da documentazione disponibile presso regioni ed Agenzie di protezione ambientale (ARPA); - indicazione della composizione specifica della fauna ittica nel tratto interessato dagli effetti della gestione dei sedimenti; - indicazione delle aree naturali protette, siti della rete Natura 2000 e siti di prelievo di acque potabili di cui all'allegato IX alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e riportati nel Piano di gestione del distretto idrografico di appartenenza; - indicazione delle aree adiacenti ai sensi del Piano di gestione del rischio di alluvioni di cui al decreto legislativo 23 febbraio 2010, n. 49; - indicazioni delle misure relative al recupero di dinamica idromorfologica previste nel Piano di gestione del distretto idrografico di appartenenza;; - individuazione degli usi delle acque presenti a valle del bacino nel tratto interessato dagli effetti delle operazioni che saranno oggetto del Piano delle comunicazioni di cui alla lettera E) del presente allegato; - identificazione delle zone costiere impattate dalle alterazioni del trasporto solido indotte dall'invaso. _ 2 Vedasi Manuale Linee Guida ISPRA 131/2016 "IDRAIM Sistema di valutazione idromorfologica, analisi e monitoraggio dei corsi d'acqua". 3 La lunghezza dell'area di influenza, ovvero il numero dei corpi idrici a valle influenzati dall'invaso, e' altamente sito-specifico e va determinata caso per caso in base ad evidenze idromorfologiche, biologiche e fisico-chimiche gia' disponibili. In assenza di tali dati, l'area di influenza puo' essere proposta in maniera preliminare e verificata con azioni di monitoraggio da effettuarsi su indicazione degli organismi di controllo. 4 Caratterizzazione descritta in Manuali e linee guida ISPRA 113/2014 "IDRAIM Sistema di valutazione idromorfologica, analisi e monitoraggio dei corsi d'acqua". B) PARTE OPERATIVA - MODALITA' DI GESTIONE DELL'INVASO PER IL MANTENIMENTO/RIPRISTINO DELLA CAPACITA' UTILE DI INVASO. Ai fini della definizione delle modalita' di gestione dell'invaso per il mantenimento/ripristino della sua capacita' utile, il progetto riporta una valutazione socio-economica e ambientale finalizzata a stabilire il ripristino della capacita' di invaso utile originaria o sostenibile. La valutazione socio-economica e ambientale deve includere l'analisi dei vantaggi conseguibili per l'ambiente e per la societa', individuando anche le operazioni di gestione dell'invaso idonee al mantenimento e ripristino della sua capacita' utile originaria o sostenibile. Gli scenari gestionali piu' comuni che si possono considerare, riportati nel seguito in un elenco non esaustivo, sono: a) la gestione di strutture fisse di "by-pass" per la riduzione dell'intercettazione del trasporto solido nell'invaso e trasferimento a valle; b) la fluitazione dei sedimenti fini mediante l'opera di derivazione; c) lo spurgo come indicato all'articolo 2; d) la fluitazione come indicato all'articolo 2; e) l'asportazione meccanica ad invaso pieno come indicato all'articolo 2; f) il dragaggio idraulico dei sedimenti fini ad invaso pieno e conseguente fluitazione controllata degli stessi; g) l'asportazione meccanica ad invaso vuoto come indicato all'articolo 2. Il Progetto, a valle della valutazione socio-economica e ambientale, riporta il programma di massima recante la descrizione sommaria delle operazioni che si intendono effettuare, entro il periodo di validita' del progetto di gestione per assicurare il raggiungimento delle finalita' di cui all'articolo 3, commi 1, 2, 3, , stimando la frequenza e il periodo dell'anno idoneo per l'esecuzione. Il programma tiene conto: a. di differenti opzioni per la scelta di tipologie di operazioni e delle modalita' operative, delle quali sia valutata tanto l'efficacia quanto gli effetti ambientali, nel rispetto di quanto disposto dall'articolo 5, comma 1, ; b. degli effetti sito specifici sull'ecosistema dei corpi idrici e delle misure da adottare per mitigarli; c. degli effetti sugli altri utilizzatori della risorsa e delle opzioni per ridurre le possibili interferenze. C) INFORMAZIONI NECESSARIE PER LE OPERAZIONI DI SVASO, SFANGAMENTO E SGHIAIAMENTO. Il Progetto di gestione dell'invaso, in funzione delle operazioni scelte per la rimozione dei sedimenti, contiene le informazioni di seguito riportate. Si evidenzia che in linea generale e' opportuno evitare di effettuare le operazioni di fluitazione in periodo di magra, salvo quanto diversamente motivato nel Progetto di gestione e/o nei relativi piani operativi. c.1 - Svaso Per le operazioni di svaso sono fornite le seguenti informazioni: - indicazioni riguardo precedenti svasi effettuati; - le velocita' di svaso da adottare ed indicate nel Progetto di gestione, che devono essere compatibili con la stabilita' dei versanti utilizzando, ove possibile, velocita' sperimentate nel corso dell'esercizio dell'impianto, nonche' compatibili con lo svolgimento delle operazioni di monitoraggio in sicurezza; - le misure che si intendono adottare al raggiungimento delle quote idriche piu' basse per evitare refluimenti eccessivi di materiale verso le opere di scarico situate a quote inferiori che potrebbero compromettere la manovrabilita' delle paratoie o comportare l'ostruzione degli scarichi stessi; nonche' contromisure previste in caso di superamento di limiti o soglie stabilite dal provvedimento di approvazione del Progetto di gestione e/o del Piano operativo; - eventuali attivita' di recupero della fauna ittica presente nel bacino; possono inoltre essere previsti adeguati interventi di ripopolamento delle specie ittiche conformemente alla normativa vigente in materia, a carico del gestore, per ripristinare le condizioni antecedenti alle operazioni; - in caso di svaso totale per manutenzione e/o ispezione dello sbarramento e degli organi di scarico deve essere previsto uno specifico rapporto sullo stato delle opere normalmente sommerse corredato da valutazioni sul relativo stato manutentivo (con particolare riferimento al paramento di monte) e supportato da documentazione fotografica. - Il programma di monitoraggio da effettuarsi nei corpi idrici interessati prima, durante e dopo le operazioni, conformemente a quanto stabilito ai sensi dell'articolo 6, comma 2 . c. 2 - Rilascio di sedimenti a valle. Il programma delle operazioni che implicano il rilascio di sedimenti a valle del serbatoio tiene conto delle seguenti informazioni che devono essere fornite nel progetto: - dei cicli biologici delle popolazioni ittiche, con particolare riferimento al periodo riproduttivo e alle prime fasi di sviluppo, in modo da minimizzare gli effetti negativi sull'equilibrio dell'ecosistema acquatico a monte e a valle dello sbarramento; in particolare, operazioni che implicano il rilascio a valle di sedimenti vanno programmate in modo tale da non essere sovrapposte ai periodi di maggiore vulnerabilita' per le comunita' ittiche; soluzioni differenti sono adeguatamente motivate nel Progetto di gestione e devono essere mitigate. Ove necessario possono essere previsti adeguati interventi di recupero e/o ripopolamento delle specie ittiche conformemente alla normativa vigente in materia, a carico del gestore, per ripristinare le condizioni ecologiche antecedenti alle operazioni; - del regime idrologico; - della durata delle operazioni; - del naturale regime del trasporto solido del corpo idrico (ovvero quello che si avrebbe in assenza dell'invaso stesso, ovvero valutato a monte dell'invaso), in termini di periodi stagionali di elevata torbidita' e loro durata, di valori massimi di concentrazione e di rapidita' di variazione delle concentrazioni stesse; - delle interazioni con gli invasi e gli impianti eventualmente presenti a valle. Il Progetto riporta: - le soglie e la persistenza delle concentrazioni che non possono essere superati durante le operazioni di spurgo o fluitazione, compatibili con gli obiettivi di qualita' dei corpi idrici di cui al Piano di tutela delle acque e di cui al Piano di gestione del distretto idrografico di appartenenza; - il volume di materiale che si prevede di rimuovere dall'invaso tramite corrente idrica; - l'eventuale caratterizzazione integrativa del materiale da rimuovere come indicato dall'articolo 6, comma 4; - il volume d'acqua da rilasciare e la prevista portata minima, media e massima nel rispetto dei limiti di concentrazione prefissati nello stesso progetto, tenendo conto, per ciascuna operazione, delle caratteristiche dell'invaso e dei corpi idrici di valle; - il programma di monitoraggio dell'invaso e dei corpi idrici ricettori a valle dello sbarramento prima, durante e dopo le operazioni, conformemente a quanto stabilito ai sensi dell'articolo 6, comma 2; - il Piano delle comunicazioni, prima, durante e dopo le operazioni, di cui alla lettera E) del presente allegato, nonche' l'elenco dei comuni rivieraschi interessati; - l'indicazione delle tipologie degli effetti potenziali dovuti alle operazioni, a valle dello sbarramento, e delle misure adottate per mitigarli, in relazione al rispetto degli obiettivi di qualita' ambientale, nonche' della salvaguardia delle popolazioni ed infrastrutture presenti a valle dell'invaso e nelle sue immediate vicinanze, delle aree naturali protette, dei siti della rete Natura 2000, dei siti di prelievo delle acque potabili di cui all'Allegato IX alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, degli altri usi della risorsa idrica. Le operazioni di fluitazione devono contenere anche le seguenti informazioni: - le indicazioni riguardo a precedenti fluitazioni gia' eseguite; - le misure che si intendono adottare in caso di superamento dei limiti previsti per le portate in ingresso all'invaso; - le misure atte a contenere il superamento di picchi di torbidita' tollerati. Ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera b), previa autorizzazione della regione in sede di approvazione del Progetto, possono essere utilizzati gli scarichi profondi (fondo, mezzofondo, alleggerimento), in corrispondenza degli eventi caratterizzati da condizioni idrauliche favorevoli, al fine di verificarne e garantirne la funzionalita' a fronte dei fenomeni di interrimento e di ricostituire il trasporto solido a valle degli sbarramenti. In tal caso, il Progetto di gestione contiene anche le seguenti informazioni: - la caratterizzazione degli eventi idrologici durante i quali e' possibile eseguire questo tipo di operazioni e i valori di concentrazione solida "naturale" tipici di tali eventi idrologici; - una stima della frequenza annuale degli eventi idrologici e i periodi dell'anno in cui potrebbero verificarsi con maggiore probabilita'; - la descrizione delle modalita' operative e dei volumi complessivi di sedimenti che potrebbero essere movimentati; - le modalita' di monitoraggio delle operazioni e la mitigazione degli effetti considerando che: ○ stanti le peculiarita' delle operazioni di spurgo, che non possono essere programmabili con largo anticipo e che vengono eseguite in condizioni idrologiche particolari, il monitoraggio di questa tipologia di operazioni e' da ritenersi opzionale; ○ per il monitoraggio, nel caso sia effettuabile, si privilegiano rilievi idromorfologici o biologici sui corpi idrici coinvolti, da eseguirsi dopo le operazioni; ○ il monitoraggio durante le operazioni non e' di norma eseguito, in particolare in vigenza di criticita' per rischio idrogeologico/idraulico dichiarate dalla competente Autorita' di protezione civile; eventuali monitoraggi in corso di evento potranno essere valutati solo sito specificamente, sulla base di peculiari caratteristiche dello sbarramento, dell'invaso, delle operazioni da effettuare e del corso d'acqua di valle, nel rispetto della sicurezza degli operatori. c. 3 - Asportazione di sedimenti a bacino pieno o vuoto. Nel caso di asportazione di sedimenti a bacino pieno o vuoto sono riportate le seguenti informazioni: - stima del volume di materiale solido che si prevede di rimuovere dall'invaso per ciascuna operazione; - la caratterizzazione del materiale da rimuovere, ai sensi della vigente normativa in materia; - descrizione delle modalita' di rimozione e trasporto del materiale; - valutazione della possibilita' di immissione nei corpi idrici a valle in deficit sedimentario dei sedimenti grossolani (ovvero costituenti il substrato dei corpi idrici) presenti nell'invaso; - valutazione della possibilita' di utilizzo del materiale a fini di ripascimento degli arenili dell'unita' fisiografica di appartenenza; - modalita' di deposito temporaneo, dislocazione ovvero di smaltimento del materiale rimosso, da individuare in relazione alle caratteristiche dell'ambiente destinato a ricevere i materiali asportati. I documenti progettuali sono corredati da eventuali autorizzazioni o nulla osta aggiuntivi, necessari per poter procedere all'utilizzo, riutilizzo, recupero o smaltimento del materiale rimosso meccanicamente dall'invaso; - modalita', tempistiche e localizzazione degli eventuali interventi di restituzione del sedimento a valle dell'invaso previa verifica della non pericolosita' e della coerenza con il programma di gestione dei sedimenti, con il Piano di gestione del rischio alluvioni e con il Piano di gestione del distretto idrografico, evidenziandone i vantaggi in termini di qualita' idromorfologica. A tal fine e' necessario definire i volumi e la curva granulometrica del sedimento, da restituire in base alle caratteristiche del corpo idrico di valle e alle sue alterazioni; - nel caso di eventuali interventi di ricollocazione del sedimento a monte o valle dell'invaso, le aree di deposito del materiale rimosso devono essere poste in condizioni di sicurezza idraulica sia per quanto riguarda la stabilita' dei depositi, sia per quanto riguarda l'esposizione a fenomeni erosivi; - il programma di monitoraggio dell'invaso e degli altri corpi idrici interessati dalle operazioni prima, durante e dopo le operazioni, se applicabile al caso in esame; - il Piano delle comunicazioni, prima, durante e dopo le operazioni, di cui alla lettera E) del presente allegato, nonche' l'elenco dei comuni rivieraschi interessati. Nel caso di svaso si tiene anche conto: - dei cicli biologici delle popolazioni ittiche, con particolare riferimento al periodo riproduttivo e alle prime fasi di sviluppo, in modo da minimizzare gli effetti negativi sull'equilibrio dell'ecosistema acquatico a monte e a valle dello sbarramento; in particolare, operazioni che implicano il rilascio a valle di sedimenti vanno programmate, per quanto possibile, in modo tale da non essere sovrapposte ai periodi di maggiore vulnerabilita' per le comunita' ittiche; ove necessario possono essere previsti adeguati interventi di recupero e/o ripopolamento delle specie ittiche, a carico del gestore, per ripristinare le condizioni ecologiche antecedenti alle operazioni; - delle prescrizioni contenute nei Piani di tutela delle acque e nei Piani di gestione dei distretti idrografici in merito agli obiettivi di qualita' dei corpi idrici con specifico riferimento alle aree naturali protette, ai siti della rete Natura 2000, ai siti di prelievo delle acque potabili di cui all'Allegato IX alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. D) MISURE DI MITIGAZIONE DEGLI IMPATTI DELLE OPERAZIONI SULLA MORFOLOGIA. Il Progetto di gestione dell'invaso prevede le eventuali misure di mitigazione degli impatti derivanti dalle alterazioni del regime solido e liquido e quindi delle condizioni idromorfologiche nei corpi idrici di valle. Tali alterazioni consistono, in primo luogo, nell'incisione e corazzamento dell'alveo nei corpi idrici a valle dello sbarramento dovuti alla presenza della diga e, in secondo luogo, nel fenomeno della colmatazione (indicata anche come clogging o embeddedness) indotta dalle operazioni di cui al presente allegato. Per mitigare gli impatti delle operazioni di spurgo e fluitazione, sono pianificate le modalita' operative e definiti portata, volume e durata dei rilasci di acqua chiara atti a mobilizzare e restituire a valle il sedimento (sia grossolano che fine) rimosso tramite le operazioni di cui sopra. I rilasci (c.d. lavaggi) per mobilizzare il sedimento fine a seguito delle operazioni non sono tuttavia sufficienti a mitigare gli impatti del corazzamento. Pertanto, ai sensi dell'articolo 6, tra le misure idonee al raggiungimento degli obiettivi di cui al medesimo articolo, nei casi di forte corazzamento, e' da prevedere il rilascio di piene artificiali, compatibilmente con il non deterioramento dello stato ecologico del/i corpo/i idrico/i e degli habitat e specie tutelate. Tali piene devono essere in grado di mobilizzare lo strato corazzato dell'alveo, rispristinando una distribuzione granulometrica dell'alveo piu' prossima a quella presente prima della costruzione dello sbarramento. L'accoppiamento di tali piene artificiali con operazioni di reinserimento/trasferimento di sedimenti grossolani proveniente da monte dell'invaso permette la mitigazione delle alterazioni idromorfologiche di lungo periodo nei corpi idrici a valle dell'invaso. Le azioni di mitigazione devono consentire un trasferimento del sedimento verso i corpi idrici posti a valle, seguendo modalita' che rispecchino il piu' possibile la naturale dinamica del corso d'acqua, al fine di garantire, come risultato finale, condizioni idromorfologiche (granulometria, tipologia di unita' morfologiche e mesohabitat, copertura vegetazionale) prossime a quelle che si avrebbero, in condizioni di dinamismo naturale nel rispetto dei limiti fissati nell'Allegato 4, qualora la regione non abbia gia' fissato limiti differenti di concentrazione definiti nel rispetto degli obiettivi della pianificazione di bacino o regionale. E) PIANO DELLE COMUNICAZIONI Il Progetto di gestione contiene un piano delle comunicazioni prima, durante, e dopo l'operazione. Sono da prevedere le modalita' di informazione per ciascuna modalita'/operazione di gestione, comprese quelle previste durante e in coda agli eventi di piena. In linea generale il documento dovra' individuare: - le modalita', frequenza e tipologia di trasmissione dei dati da parte del gestore all'Autorita' pubblica durante l'operazione e nelle fasi successive di monitoraggio degli effetti delle stesse; - le modalita' di interazione e comunicazione tra il gestore e le autorita' durante le operazioni ivi compresi i recapiti dei soggetti responsabili delle operazioni; - le modalita' e le procedure per l'eventuale sospensione o prosecuzione delle operazioni. A salvaguardia degli utilizzatori delle acque a valle dello sbarramento, il gestore deve prevedere ed occuparsi della comunicazione, con adeguato anticipo, della data di inizio, della tipologia e della durata delle operazioni ai soggetti che potenzialmente potrebbero essere interessati dagli impatti delle operazioni, con particolare riferimento alle prese ad uso potabile. F) AGGIORNAMENTO DEL PROGETTO DI GESTIONE Il Progetto di gestione, secondo quanto indicato dall'articolo 4, commi 5 e 6, e' periodicamente aggiornato dal gestore evidenziando, in particolare, le seguenti informazioni: - variazione delle quote caratteristiche dell'invaso e modifiche alle quote, dimensioni e portate delle opere di scarico o presa se queste sono variate a seguito di interventi alle strutture di sbarramento; - variazione del volume di materiale solido sedimentato nel serbatoio (nel volume utile di regolazione e nel volume totale) ricavato da idonei rilievi; disposizione planimetrica del materiale; stato di interrimento in prossimita' degli organi di scarico e presa e del paramento di monte dello sbarramento; volume medio di materiale solido che sedimenta in un anno nel serbatoio; se questo risulta variato rispetto a quanto descritto nel Progetto di gestione; - le caratteristiche quali-quantitative del materiale solido presente nell'invaso, almeno nello strato piu' superficiale5 ; - variazione nelle modalita' operative di alcune delle tipologie di operazioni individuate nel Progetto di gestione, se necessitano di modifiche sulla base degli esiti di precedenti operazioni effettuate o delle nuove conoscenze acquisite; - le caratteristiche quali-quantitative dei corpi idrici compresi nell'area di influenza, sulla base degli esiti di precedenti operazioni effettuate o delle nuove conoscenze acquisite; - variazione nella programmazione temporale delle operazioni se insorge la necessita' di coordinare le attivita' a livello di bacino. All'atto di approvazione del Progetto di gestione, la regione stabilisce, ai sensi dell'articolo 4, commi 5 e 6, la frequenza dell'aggiornamento periodico del Progetto medesimo e puo' richiedere che tale aggiornamento contenga un numero maggiore o minore di informazioni rispetto a quelle sopra elencate, se queste non sono ritenute significative per l'invaso in esame. ____ 5 Per strato superficiale si intende lo strato depositato all'incirca negli ultimi 5/10 anni a seconda della profondita' di ciascun invaso. G) OPERE DESTINATE ESCLUSIVAMENTE ALLA LAMINAZIONE DELLE PIENE. g.1 - Contenuti del Progetto di gestione. Il Progetto di gestione o la parte ad esso equivalente dei piani di manutenzione degli sbarramenti destinati esclusivamente alla laminazione delle piene, se finalizzati al mantenimento o recupero della capacita' di laminazione mediante la sola asportazione meccanica, contiene le informazioni volte a caratterizzare dal punto di vista volumetrico e chimico-fisico i sedimenti in relazione alle modalita' di gestione previste, a definire l'apporto medio annuo o quello prevedibile in occasione di piene, a definire la periodicita' e i volumi mediamente interessati dalle operazioni di sfangamento e sghiaiamento mediante asportazione meccanica. In particolare, nel progetto sono dettagliate le modalita' operative di gestione del materiale depositato, distinguendo tra quelle a carattere ordinario, sistematico e ripetitivo e quelle di natura straordinaria. g.2 - Attuazione del Progetto di gestione. Per quanto concerne le operazioni ordinarie, sistematiche e ripetitive di gestione del materiale sedimentato a seguito di eventi di piena, il gestore definisce nel Progetto di gestione le necessita' operative medie annuali (numero medio di operazioni all'anno, quantita' media di materiale da asportare, possibile destinazione e gestione del sedimento a seconda delle sue caratteristiche qualitative). Prima dell'esecuzione delle operazioni, il gestore ne da' comunicazione alla regione, indicando le aree di prelevamento del materiale, i quantitativi da asportare e le modalita' prescelte per la gestione dello stesso, a seconda delle caratteristiche qualitative riscontrate. Le modalita' di eventuali gestioni straordinarie del sedimento possono essere dettagliate in piani operativi ai sensi dell'articolo 4, comma 8.

Allegato 4

Allegato 4 (articolo 6, comma 2) Criteri per il monitoraggio dei corpi idrici interessati Premessa Di seguito sono riportate le modalita' per il monitoraggio di cui all'articolo 6, comma 2. Il monitoraggio e' effettuato, nei corpi idrici interessati, prima, durante e dopo le operazioni previste dal progetto di gestione, allo scopo di verificare il rispetto delle finalita' di cui all'articolo 3 . Sono pertanto riportate nel seguito le variabili minime da controllare, e le relative modalita', frequenze e tempistiche. Il gestore, sulla base delle caratteristiche ambientali dei corpi idrici interessati, delle fonti di pressione e delle operazioni, propone gli eventuali, ulteriori parametri idromorfologici e/o fisico-chimici e/o chimici e/o biologici, necessari per verificare in maniera puntuale gli effetti che le operazioni possono avere sullo stato ambientale dell'invaso e dei corpi idrici e sui relativi habitat interessati dalle operazioni. I risultati del monitoraggio costituiscono riferimento per l'aggiornamento del progetto di gestione dell'invaso, per la verifica del rispetto degli obiettivi di qualita' ambientale, per la definizione di misure atte a mitigare gli effetti negativi delle attivita' delle operazioni, e per la verifica degli effetti delle stesse. Tali risultati sono presentati dal gestore nel rapporto tecnico finale di cui all'articolo 7, comma 4. Le regioni tengono conto dei risultati del monitoraggio ai fini dell'aggiornamento del Progetto di gestione conformemente a quanto previsto dall'articolo 4 . L'ambito spaziale del monitoraggio comprende i corpi idrici situati nell'"area di influenza", definita come l'area costituita dall'invaso e dai corpi idrici a valle interessati dalle operazioni. In generale, si monitorano le variabili maggiormente influenzate dalle operazioni tra cui - considerato che le operazioni hanno immediato e diretto effetto sulla portata solida in sospensione - le portate liquide e solide in sospensione (torbidita') a monte dell'invaso e a valle di esso prima, durante e dopo le operazioni anche al fine di controllare le entita' delle variazioni di torbidita', definire un corretto nesso di causalita' tra variazioni della stessa e operazioni effettuate, e per contenere le concentrazioni di solidi sospesi. Le altre variabili del monitoraggio, tuttavia, differiscono nel caso del monitoraggio durante le operazioni rispetto a quello pre/post operazioni. Pertanto, nel seguito, il monitoraggio durante le operazioni e' trattato in maniera distinta dal monitoraggio pre/post operazioni. Monitoraggio durante le operazioni Criteri generali Il monitoraggio durante le operazioni e' realizzato per controllare le variabili di interesse e verificare il non superamento delle soglie stabilite nel presente allegato e nel Progetto di gestione approvato. Stazioni Il monitoraggio durante le operazioni e' principalmente riferito ai corpi idrici a valle della diga e compresi nella prevista area di influenza. Tuttavia, e' indispensabile predisporre anche una stazione a monte dell'invaso, che fornisca i valori dei parametri da monitorare nel tratto di corpo idrico non influenzato dalle operazioni. Per il monitoraggio a valle dell'invaso, e' necessario, tra l'altro, considerare i seguenti elementi: l'estensione complessiva dei corpi idrici potenzialmente interessati da concentrazioni significative di solidi sospesi, la considerazione dei differenti tratti/tipi idromorfologici, la presenza di affluenti significativi ai fini dei contributi di diluizione o di carico torbido naturale, la presenza di un corpo idrico recettore a valle del corpo idrico su cui insiste l'invaso o di sbarramenti, prese e altre strutture che possono compromettere e/o agevolare la regolazione della manovra, l'accessibilita' in sicurezza al corpo idrico, la possibilita' di installare strumentazione fissa, la presenza di stazioni di monitoraggio quali-quantitativo gia' esistenti per altre finalita', i vincoli (es. uso potabile) e le caratteristiche di qualita' dei corpi idrici nell'area di influenza, la presenza di aree naturali protette e siti della Rete Natura 2000. La stazione di monitoraggio di valle e' prevista in prossimita' della diga nel punto piu' vicino all'invaso ove vi sia completo rimescolamento delle acque e comunque non oltre 1 km dal punto di rilascio delle portate, fatta salva l'accessibilita' in sicurezza. Nel caso di operazioni che prevedono l'utilizzo dell'opera di derivazione, la stazione di monitoraggio e' collocata a valle del punto di rilascio ove vi sia completo rimescolamento delle acque. Se necessari, possono essere previste una stazione di chiusura e stazioni intermedie. La stazione di chiusura si trova a valle dell'area di influenza1 e serve a delimitare l'estensione dell'impatto e controllarne la progressiva riduzione nel tempo. Qualora necessario, le stazioni di monitoraggio intermedie sono individuate in numero tale da garantire un'adeguata rappresentativita' dell'andamento in termini spaziali e temporali dei parametri rilevati, per l'intera durata delle operazioni. ____ 1 La lunghezza dell'area di influenza, ovvero il numero dei corpi idrici a valle influenzati dall'invaso, e' altamente sito-specifico e va determinata caso per caso in base ad evidenze idromorfologiche, biologiche e fisico-chimiche gia' disponibili. In assenza di tali dati, l'area di influenza puo' essere proposta in maniera preliminare e verificata con azioni di monitoraggio da effettuarsi su indicazione degli organismi di controllo. Variabili Le variabili da rilevare sono stabilite scegliendo tra quelle che risultano maggiormente influenzate dalle operazioni di rilascio di sedimenti a valle, e in particolare (a titolo esemplificativo): - solidi sospesi totali, solidi sedimentabili e torbidita'; - ossigeno disciolto; - parametri chimico-fisici di base: conducibilita', pH, temperatura; - portate transitanti alle sezioni di monitoraggio, rilasciate in alveo direttamente dall'invaso, immesse in alveo da prese minori e/o da invasi utilizzati a fini di diluizione e/o da affluenti; - ulteriori parametri (es. azoto ammoniacale e fosforo totale) da valutarsi sulla base dei risultati delle indagini effettuate per la caratterizzazione di cui all'Allegato 1. Tempistica del monitoraggio Le attivita' di monitoraggio sono avviate prima dell'arrivo, alle stazioni di monitoraggio, della portata rilasciata dall'invaso in conseguenza dell'inizio delle operazioni e terminano quando siano ristabilite concentrazioni di solidi sospesi e di eventuali altri parametri critici (es. ossigeno disciolto) paragonabili a quelli rilevati negli alvei recettori prima delle operazioni. In caso di svaso, qualora si rendesse necessario mantenere le opere di scarico aperte a invaso vuoto, e' opportuno che il sistema di monitoraggio resti attivo - o attivabile in caso di necessita' - per tutto il periodo di tale operazione, al fine di monitorare gli effetti di ulteriori eventuali deflussi (es. dovuti a concomitanti eventi di precipitazione) e minimizzarne l'impatto a valle attraverso la gestione delle opere di presa e scarico. La torbidita' e la concentrazione di solidi sospesi totali sono misurate in continuo tramite strumenti idonei, opportunamente calibrati durante l'evento e tramite campionamenti manuali o automatici, che consentano di verificare in maniera affidabile l'eventuale superamento delle soglie prefissate. Contestualmente devono essere misurate le concentrazioni di solidi sedimentabili attraverso coni Imhoff e la raccolta di campioni per la misura della concentrazione di solidi sospesi utili alla verifica del rapporto solidi sedimentabili/solidi sospesi. Al fine di valutare la componente di trasporto solido grossolano (ad es., ghiaia e ciottoli) attivato e trasportato al fondo durante le operazioni, e' possibile prevedere attivita' di misura almeno tramite campionamenti ripetuti ad intervalli regolari e con strumentazione idonea per la tipologia di corso d'acqua, presso le sezioni che presentano la possibilita' logistica di effettuare tali misure. Stazioni fisse per il monitoraggio in continuo del trasporto solido al fondo, opportunamente calibrate tramite campionamenti periodici, sono preferibili nei corsi d'acqua dove si preveda un frequente ricorso alle operazioni di svaso e fluitazione, stante la fattibilita' tecnica dell'installazione. In Tabella 1 sono riportate le variabili da monitorare durante le operazioni, unitamente alle relative modalita' e frequenze di monitoraggio. I metodi impiegati sono conformi alle norme ISO o EN ISO pertinenti o ad altre norme nazionali o internazionali analoghe che assicurino dati comparabili ed equivalenti sotto il profilo della qualita' scientifica. Tabella 1. Parametri - individuati tra quelli che risultano maggiormente influenzati dalle operazioni - da monitorare durante le operazioni stesse e relative modalita' di rilevamento e frequenze. Parte di provvedimento in formato grafico Monitoraggio pre- e post-operazioni Criteri generali Il monitoraggio pre-operazioni e' finalizzato ad acquisire le conoscenze delle condizioni ambientali, biotiche e abiotiche, dei corpi idrici interessati prima dell'avvio delle operazioni. Il monitoraggio post-operazioni e' funzionale a misurare gli effetti delle operazioni nei corpi idrici inclusi nell'area d'influenza e si basa, in particolare, sulla caratterizzazione nel tempo delle condizioni idromorfologiche, anche in termini di habitat, delle componenti biotiche e dell'andamento dei parametri chimici e fisico-chimici. E' altresi' funzionale a verificare l'adeguatezza dei tempi di recupero delle condizioni ambientali dopo le operazioni. Stazioni e parametri del monitoraggio Le stazioni di monitoraggio pre e post-operazioni sono localizzate in coincidenza o nell'immediata prossimita' delle stazioni di monitoraggio durante le operazioni, in modo da poter mettere a confronto i dati raccolti con quelli del monitoraggio durante le operazioni, e fanno prioritariamente riferimento, ove possibile, alle stazioni della rete di monitoraggio prevista ai sensi della parte III del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Le stazioni sono distribuite sui corpi idrici all'interno della prevista area d'influenza. Le componenti minime da monitorare sono: • macroinvertebrati bentonici in termini di composizione e abbondanza; • fauna ittica in termini di composizione, densita', biomassa e struttura in classi di eta'; • macrofite in termini di composizione e abbondanza; • idromorfologia (alla scala di tratto e di unita' morfologica/habitat) in termini di: modifica della superficie del fondo dell'alveo, alterazioni del substrato e alterazione spazio-temporale delle unita' morfologiche, cioe' della disponibilita' di habitat; • parametri chimici e chimico-fisici a sostegno per la valutazione della qualita' delle acque; • altri parametri e/o sostanze inquinanti individuate sulla base dei risultati della caratterizzazione di cui all'Allegato 1 del decreto. I metodi impiegati per i monitoraggi biologici di macroinvertebrati bentonici, macrofite acquatiche e fauna ittica sono quelli previsti dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Sulla base delle caratteristiche dell'area interessata, delle scale spazio-temporali delle operazioni e dei tempi di risposta dell'ecosistema interessato, sono considerati anche eventuali altri elementi impatto-specifici, biologici (es. diatomee, anfibi) e idromorfologici (es. embeddedness), nonche' metodologie ulteriori rispetto a quelle previste dalla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, qualora le stesse non siano idonee a rilevare gli impatti specifici delle operazioni o a rilevarli nel breve termine infrannuale. Tali ulteriori metodologie sono conformi alle norme ISO o EN ISO pertinenti o ad altre norme nazionali o internazionali analoghe che assicurino dati comparabili ed equivalenti sotto il profilo della qualita' scientifica, ed appropriati per rilevare gli impatti ambientali delle operazioni. Il programma di monitoraggio, indipendentemente dalla tipologia delle operazioni, prevedecomunque: - idonei rilievi batimetrico/topografici dell'invaso, prima e dopo le operazioni, per la determinazione del volume di materiale asportato e per la verifica dello stato di interrimento in prossimita' degli scarichi e della diga; - monitoraggio in continuo delle portate liquide e della torbidita' a monte e a valle dell'invaso. Tempistica del monitoraggio La definizione delle tempistiche del monitoraggio si basa sugli effetti potenziali dell'operazione sulle diverse componenti dell'ecosistema, con particolare riferimento alle comunita' biologiche coinvolte, al regime idrologico e al trasporto solido del corso d'acqua, nonche' ai tempi di recupero di tali componenti. La tempistica e la frequenza di monitoraggio delle variabili sono riportate in Tabella 2. Per quanto riguarda le variabili biologiche e chimico-fisiche sono considerati sempre necessari il monitoraggio pre-operazione e l'ultimo di quelli post operazione. Si possono alternare o rendere opzionali i campionamenti intermedi, con particolare riguardo per quelli post operazione a tre e nove mesi, sulla base di motivate esigenze sito specifiche. La misura delle variabili chimico-fisiche e' di norma effettuata in coincidenza con i campionamenti delle comunita' biologiche. I parametri chimico fisici misurati con sonda sono rilevati fino a quando sono ristabilite le condizioni pre-operazioni. Le portate liquide e la torbidita' devono essere monitorate in continuo. Tabella 2. Tempistica e frequenza di monitoraggio pre e post manovra delle variabili Parte di provvedimento in formato grafico Criteri per la definizione della qualita' delle acque Solidi sospesi totali Sono elencate di seguito alcune raccomandazioni cui attenersi nella definizione dei livelli e della persistenza delle concentrazioni di solidi sospesi totali che non possono essere superate nelle acque rilasciate a valle dell'invaso durante operazioni di svaso, sfangamento e spurgo, ai fini della prevenzione e tutela delle risorse idriche a valle dello sbarramento, della fauna acquatica e dell'ecosistema dei corpi idrici compresi nell'area d'influenza. I valori soglia sono calcolati in base alle caratteristiche idrologiche, turbidimetriche e dell'ecosistema dei corpi idrici coinvolti, tenendo in considerazione la tipologia di operazioni da effettuare e relative modalita' di attuazione, nonche' gli effetti potenziali sugli ecosistemi, stimati per ogni operazione. I limiti sono definiti per ciascun corpo idrico compreso nell'area d'influenza, secondo le caratteristiche specifiche e le necessita' di tutela. Per la definizione dei valori soglia di solidi sospesi totali e' necessario che a ogni concentrazione fissata sia legata anche una durata massima della stessa. Per definire il regime di riferimento delle concentrazioni dei solidi sospesi totali a valle, che indirizzano le operazioni, e' possibile ricostruire l'andamento delle portate torbide a monte dell'invaso. A tal fine, ci si basa sulla ricostruzione dell'andamento delle portate torbide durante gli eventi di piena/morbida naturali. I valori di riferimento dei solidi sospesi in condizioni naturali, per ciascun corso d'acqua, sono determinati analizzando gli andamenti delle durate e delle concentrazioni di una serie robusta di misure strumentali di concentrazione (NTU e/o mg/L), opportunamente tarate con specifici campionamenti, effettuate durante le morbide e le piene naturali in sezioni significative del corso d'acqua, associate alla misura di portata transitata. In assenza di una serie storica di adeguata lunghezza, le concentrazioni di riferimento possono essere determinate utilizzando i valori massimi di concentrazione solida registrati in corpi idrici che presentino caratteristiche di somiglianza idrologica e di produzione solida con il corpo idrico oggetto delle operazioni. Nelle more della definizione di tali regimi di riferimento, ci si riferisce alle concentrazioni dei solidi sospesi totali attraverso uno dei seguenti approcci: 1. definizione di dosi (concentrazione per tempo di esposizione) di solidi sospesi totali in relazione agli effetti su uno o piu' organismi, comunita' target o su altri aspetti dell'ecosistema (es. habitat) sulla base di approcci scientifici consolidati. La definizione di tali valori soglia garantisce la tutela di comunita' chiave dell'ecosistema e puo' contribuire alla tutela dell'ambiente fluviale nella sua interezza. I valori empirici (relazioni dose/effetto) derivanti da esperienze precedenti sullo specifico sistema idrico, possono essere utilizzati per individuare l'intervallo di concentrazione entro il quale la perturbazione esercitata sulle biocenosi acquatiche sia tale da non provocare alterazioni e/o danni permanenti. Qualora dai risultati delle indagini chimiche sulla colonna d'acqua e sui sedimenti si evidenzi il rischio di repentine diminuzioni di ossigeno disciolto come conseguenza dello svaso totale e della fuoriuscita di sedimenti, e' necessario ricorrere a un modello di regressione tra la concentrazione dei solidi sospesi totali rilevabili nel corpo idrico di valle e la diminuzione di ossigeno disciolto, al fine di non provocare riduzioni inaccettabili della concentrazione di ossigeno disciolto nelle acque a valle dello sbarramento; 2. estrapolazione dei valori soglia da normative o direttive regionali in vigore. Nel caso in cui la regione competente non abbia individuato valori soglia attraverso atti normativi, pianificatori o di indirizzo, e' possibile tenere in considerazione le concentrazioni fissate da altre regioni, se queste sono compatibili con la tutela dei corpi idrici coinvolti dalle operazioni; 3. calcolo delle concentrazioni di riferimento attraverso elaborazioni specifiche mediante l'utilizzo di ulteriori metodi scientificamente fondati, sufficientemente sperimentati e documentati. Ossigeno disciolto Le concentrazioni di ossigeno disciolto sono definite in Tabella 3 in base alle indicazioni di US-EPA, 198621 . Il valore minimo giornaliero corrisponde alla minima concentrazione di ossigeno disciolto misurata nell'arco di 24 ore. La media dei minimi per l'intera durata delle operazioni rispetta i limiti indicati in Tabella 3. Dopo sette giorni, il valore medio dei minimi viene calcolato come media mobile. Detti valori devono essere adattati in relazione alle condizioni idrologiche e ambientali locali. Tabella 3. Valori di concentrazione di ossigeno disciolto (mg/L O2) medi e minimi per il periodo di riferimento

Acque salmonicole o ciprinicole reofile Acque ciprinicole

Minima giornaliera 4,0 3,0

Media dei minimi 5,0 4,0

Detti valori vanno adattati in relazione alle condizioni idrologiche e ambientali locali. Nel caso in cui le operazioni si svolgano durante il periodo riproduttivo della fauna ittica, a tutela degli stadi giovanili devono essere calcolati limiti piu' restrittivi, sulla base di studi sito-specifici pregressi o elaborazioni basate su pubblicazioni scientifiche. _ 21 12 US-EPA, 1986. Quality criteria for water. U.S. Environmental Protection Agency, Office of Water. EPA 440/5-86-001. Azoto ammoniacale L'ammoniaca e' inclusa tra i parametri da monitorare durante un'operazione di svaso, sfangamento o spurgo qualora, sulla base dei risultati delle indagini effettuate per la caratterizzazione di cui all'Allegato 1, il parametro risulti tra quelli maggiormente influenzati dalle operazioni di rilascio di sedimenti a valle. I valori limite da non superare nel corso delle operazioni sono definiti in base alle indicazioni di USEPA (2013)22 , che individuano i criteri acuti e cronici adeguati alla tutela della vita acquatica. Poiche' la tossicita' dell'ammoniaca dipende dal pH e dalla temperatura dell'acqua, i valori limite devono essere stabiliti in funzione di tali parametri, utilizzando le tabelle seguenti. Per le sostanze inquinanti si fa riferimento agli standard di qualita' ambientale di cui all'Allegato 1 della parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152. Tabella 4. Concentrazione media oraria di azoto ammoniacale (mg/L) ammissibile, in presenza di salmonidi, in funzione di pH e temperatura. Parte di provvedimento in formato grafico Tabella 5. Concentrazione media oraria di azoto ammoniacale (mg/L), in assenza di salmonidi, in funzione di pH e temperatura. Parte di provvedimento in formato grafico Tabella 6. Concentrazione media di azoto ammoniacale (mg/L) calcolata su 4 giorni in funzione di pH e temperatura (2,5 volte i valori cronici). Parte di provvedimento in formato grafico Tabella 7. Concentrazione media di azoto ammoniacale (mg/L) calcolata come media mobile su 30 giorni in funzione di pH e temperatura. Parte di provvedimento in formato grafico _ 22 US-EPA, 2013. Aquatic Life Ambient Water Quality Criteria For Ammonia - Freshwater 2013. U.S. Environmental Protection Agency, Office of Water. EPA-822-R-13-001.

Allegato 5

Allegato 5 (articolo 6, comma 4) Caratterizzazione dei sedimenti 1. Caratterizzazione dei sedimenti ai fini della tutela degli ambienti acquatici. Al fine di non pregiudicare il mantenimento o raggiungimento degli obiettivi di qualita' ambientale dei corpi idrici interessati dal rilascio o dallo spostamento dei sedimenti, e' effettuata una caratterizzazione integrativa dei sedimenti dell'invaso, di seguito denominata «caratterizzazione», oltre a quanto previsto dall'articolo 185, comma 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. La caratterizzazione dei sedimenti dell'invaso e' effettuata attraverso l'esecuzione di un piano di campionamento che consenta di rappresentare le caratteristiche di tutto il sedimento presente nell'invaso e le caratteristiche del sedimento presente a valle relativo all'area di influenza (nel caso di fluitazione) o del sito di destinazione (nel caso di spostamento del sedimento all'interno dei corpi idrici, a monte o valle dello sbarramento). Il piano prevede il prelievo di un numero adeguato di campioni (minimo dieci) raccolti in stazioni individuate sulla base della morfologia dell'invaso, della granulometria con preferenza per siti caratterizzati da granulometria fine, dell'estensione superficiale, del tasso di interrimento. Il piano di campionamento prevede, sia il prelievo di sedimenti superficiale sia, se necessario, l'esecuzione di carotaggi per consentire il prelievo del numero di campioni sufficienti e rappresentativi. In ogni caso la quantita' di campione prelevato assicura l'esecuzione di tutte le analisi richieste. Il piano di campionamento prevede inoltre il prelievo di almeno tre campioni, in altrettanti punti localizzati nei corpi idrici interessati di valle. I sedimenti di valle sono analizzati mediante le stesse procedure di caratterizzazione definite per i sedimenti dell'invaso. Il piano di caratterizzazione e' elaborato sulla base delle seguenti informazioni, e in coerenza con quanto stabilito nell'Allegato 3: caratterizzazione del bacino imbrifero sotteso ed allacciato; ampiezza dei depositi da asportare, lunghezza dell'asse monte-valle e larghezza massima dell'invaso; volume di sedimento presente nell'invaso, disposizione planimetrica e spessore dei depositi, ricavati da idonei rilievi. Si riporta di seguito un'individuazione di massima dei criteri generali, da declinare sito specificamente per la caratterizzazione dei sedimenti da movimentare. La caratterizzazione integrativa comprende: caratterizzazione granulometrica dei sedimenti; caratterizzazione fisico-chimica e chimica, da effettuare sulla frazione passante al vaglio <2 mm, che permetta la determinazione almeno dei seguenti parametri: contenuto d'acqua, Carbonio Organico Totale (TOC), pH, arsenico, cadmio, cromo totale, mercurio, piombo, nichel, IPA totali, azoto totale, fosforo totale. Il profilo analitico e' ampliato sulla base degli esiti dell'analisi delle pressioni e degli impatti di cui all'Allegato 1, Parte terza, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, al fine di selezionare i parametri sito specifici idonei in riferimento alle pressioni insistenti sul bacino sotteso all'invaso. A tal fine il gestore puo' concordare con la regione, preventivamente alla presentazione del progetto di gestione, il piano di caratterizzazione dei sedimenti; caratterizzazione mediante test eco tossicologici, che includa almeno tre organismi appartenenti a livelli trofici ecologicamente diversi e a taxa filogeneticamente distanti. In via prioritaria si raccomanda l'utilizzo di organismi indicatori quali batteri, crostacei, molluschi, insetti, piante superiori, anellidi ed alghe. I criteri per la scelta dei test eco tossicologici sono descritti nel Manuale ISPRA 88/2013. Per una corretta conservazione dei campioni da sottoporre ad analisi, si segnalano le indicazioni contenute in APAT IRSA, 2003 Quaderno n. 29 (1) Sulla base dei risultati delle analisi chimiche ed ecotossicologiche il gestore individua le modalita' operative per la gestione del sedimento tra le quali il rilascio dei sedimenti a valle dello sbarramento o il loro ricollocamento all'interno dei corpi idrici qualora compatibile con gli obiettivi fissati nei Piani di tutela delle acque e nel Piano di gestione dei bacini idrografici per i corpi idrici interessati. Tali modalita' sono riportate nel progetto di gestione. Le analisi sono periodicamente aggiornate, con una frequenza adeguata e congruente con il tasso di interrimento dell'invaso e con le pressioni antropiche presenti nel bacino imbrifero sotteso e allacciato. La frequenza e le motivazioni alla base della stessa sono riportate nel progetto di gestione. La data di esecuzione delle analisi non antecede in ogni caso la data di presentazione del progetto di gestione per piu' di due anni e di ogni piano operativo. Tale orizzonte temporale puo' essere ampliato e concordato con la regione. Le motivazioni sono riportate nel progetto di gestione. Nel caso di progetto di gestione redatto per gli sbarramenti e gli invasi di nuova costruzione di cui all'art. 4, comma 8, la caratterizzazione dei sedimenti puo' essere effettuata attraverso il prelievo e l'analisi di campioni di sedimento fine lungo l'alveo dell'asta fluviale a monte del punto in cui l'opera sara' realizzata. 2. Semplificazioni per gli invasi di cui all'articolo 1, comma 4. Per gli invasi di cui all'articolo 1, comma 4, per i quali non siano previste ne' prevedibili operazioni di gestione dei sedimenti, e' possibile optare per una caratterizzazione semplificata. In tali casi e' comunque richiesta una caratterizzazione chimico-fisica, chimica e granulometrica, seguendo le indicazioni riportate al punto 1 del presente allegato, su un numero di campioni non inferiore a tre. ____ (1) APAT IRSA, 2003. Metodi analitici per le acque. Vol. 1, sezione 1030. Manuali e linee guida n. 29.

La consultazione di questo documento non sostituisce la lettura della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Non ci assumiamo responsabilità per eventuali inesattezze derivanti dalla trascrizione dell'originale in questo formato.

Questo testo è pubblicato secondo le condizioni di riutilizzo proprie di Normattiva, non sotto una licenza Legalize né di pubblico dominio. Normattiva
Pubblico dominio (testi ufficiali, art. 5 L. 633/1941)